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la Città civile. Rivista di dibattito politico, culturale ed informazione ambientalista. -Registrazione presso il Tribunale di Siracusa n. 5 del 16 aprile 1993- |
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27 aprile 2011
pensieri veloci
da Dagospia
Botta Continua! - Sondaggio choc SPARATO IN FACCIA A WaLterloo, ieri in diretta tv da Pagnoncelli a “Ballarò”: il Pd CROLLA al 25% (quota Pds) - Il portavoce di Parisi, Andrea Armaro, senza pietà: “Ma le botte non dovevamo darle, invece di riceverle…?”
Fabio Martini per "La Stampa" Numeri così neri Walter Veltroni non li aveva mai visti. Certo, già da tempo il leader del Pd attende con un filo d'ansia il sondaggio che - a scadenza settimanale - la Ipsos di Nando Pagnoncelli fa recapitare (già da anni) sulle scrivanie di tutti i leader e che rappresenta il più accreditato barometro sugli umori politici degli italiani.
Ma il sondaggio relativo ai primi dieci giorni di gennaio, letto da Veltroni sabato scorso, non ha contribuito al suo buonumore: soltanto il 25,2% degli italiani è sicuro di poter votare per il Pd, una percentuale allarmante se si pensa al 33,1% conquistato dal Pd alle Politiche della scorsa primavera, ma anche rispetto ai più diretti concorrenti.
L'Italia dei Valori è attestata al 10%, con un boom rispetto al 4,3% delle Politiche (ma anche con una flessione dell'l% rispetto alla rilevazione prenatalizia), i partiti della Sinistra radicale, seppur sommati, rivedono una discreta percentuale (5,7%), mentre crescono i consensi per l'Udc, che passa dal 5,7% al 6,4%.
Sull'altro fronte, il Pdl resta stabile al 37,5%, con una Lega dilagante, all'11% che (sia pure virtualmente) segna il punto più alto nella storia del Carroccio. Come se non bastasse, la settimanale classifica Ipsos sul gradimento dei leader politici continua ad essere guidata da Silvio Berluseoni (col 56,2%), ma Walter Veltroni (45,4%) cede il secondo posto a Pierferdinando Casini (46,7%), un personaggio che dopo essere stato letteralmente "cacciato" dal centrodestra, sta dimostrando una era pronto a scommettere.
Un sondaggio quasi uguale, sempre Ipsos, è stato presentato ieri sera a "Ballarò" dove era presente Veltroni, che ha commentato: «Dopo la nostra manifestazione di ottobre eravamo risaliti al 32%. C'è da riflettere, per me e non solo per me: la nostra gente non ama le divisioni interne, le vicende di alcune città, ma sono fiducioso che, come in altri partiti, si possa riprendere consenso.
I leader politici durano 7-8 anni, con cadute e risalite. Noi abbiamo troppa fretta». Ma nel Pd il clima resta pesante. La conferenza programmatica, inizialmente fissata a metà febbraio sull'arco di tre giorni, è stata spostata al 17-18 aprile, a ridosso delle elezioni. Un escamotage per soffocare il dibattito?
La risposta di Goffredo Bettini, braccio destro di Veltroni: «La conferenza sarà il momento per spazzare via un dibattito stravagante in cui si vede a rischio il progetto del Pd: non esiste che un partito metta in discussione la sua esistenza per una botta elettorale».
Metter nel conto la possibilità di un "botta" ha dato la stura a freddure sulfuree. La più cattiva quella di Andrea Armaro, già portavoce di Arturo Parisi: «Le botte dovevamo darle, mica riceverle: oramai siamo a... Botta continua!».
E' con uno sguardo a quei sondaggi da brivido che Veltroni ha incoraggiato la ripresa del dialogo col Pdl sulla riforma della legge elettorale per le Europee. Quando la sintonia tra loro era alta, Beriu-sconi e Veltroni si erano accordati su uno scambio: il capo del governo aveva incassato l'abolizione delle preferenze (con le quali teme che la rete di An riesca ad "pompare" più europarlamentari di Forza Italia) e in cambio aveva concesso una soglia di sbarramento (3 o 4%) grazie alla quale il partito di Veltroni contava di dre-nare 3-4 punti percentuali, da quei partiti (Pdci, Verdi, Ps, Sd, Verdi, Radicali) sicuri di non superare la soglia, o (come Rifondazione) molto incerti sulla possibilità di riuscirci.
Accordo fatto saltare da Berlusconi due mesi fa, ma ora la trattativa si è riaperta. Veltroni l'ha affidata a Dario Franceschini, che ieri sera aveva un primo appuntamento riservato con i "delegati" di Beriusconi, Vito e Verdini. Si tratta su un sistema che consenta di integrare voto di preferenza e lista bloccata. Gli escamotage da rompicapo sinora architettati non hanno convinto D'Alema e dunque oggi Veltroni ha convocato un "caminetto" per dirimere la (per lui) decisiva questione.
parisi
veltroni
sondaggi
pagnoncelli
| inviato da andreaarmaro il 27/4/2011 alle 15:24 | |
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1 gennaio 2011
pensieri veloci
PD, BUSSANO ALLA PORTA: NON E' NESSUNO!
Ricordate la famosa battuta di Fortebraccio? Bussano alla porta: non c'è nessuno! E' l'on. Nicolazzi!
Vale oggi per l'on. Bersani. Ogni giorno un' intervista, una dichiarazione, una presunta manifestazione (chi ha mai visto l'annunciato porta a porta?).
Peccato non dica mai nulla. Come Nicolazzi!
bersani
nicolazzi
fortebraccio
| inviato da andreaarmaro il 1/1/2011 alle 17:34 | |
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28 dicembre 2010
pensieri veloci
Ripubblico questo articolo di Marco Damilano poichè lo condivido totalmente da l'Espresso.it del 28 dicembre 2010
Il bandolo di Arturo «Nel Pd si è perso il bandolo della matassa. Il Pd si è trasformato, per di più, per iniziativa dei principali dirigenti del partito in un modo di essere “partito” e di “stare”
nel partito che non corrisponde più alle forme evocate in passato, tanto che quasi tutte le parole che negli ultimi diciotto anni hanno accompagnato il nostro cammino comune hanno perso il loro sesso». Ancora a dare addosso al Pd? Uffa! Sarebbe una reazione più che giustificata, se non fosse per un paio di dettagli.
Il primo è che la requisitoria pubblicata questa mattina dal “Corriere” non arriva da un rottamatore a caccia di titolo a effetto, ma da Arturo Parisi, l’inventore dell’Ulivo, uno dei fondatori del Pd, e da un gruppo che per comodità definiremo prodiani. Sarà pure un gran rompicoglioni per quasi tutti i capi del Pd, ma Parisi è tra i pochissimi politici italiani (a sinistra e a destra) che sa guardare lontano, anche senza binocolo. Se c’è in Italia uno straccio di bipolarismo, il suo cattivo funzionamento va semmai cercato in una rivoluzione istituzionale mai portata a compimento con pesi e contrappesi adeguati, se gli elettori del centrosinistra hanno potuto in questi anni scegliere i loro candidati con le primarie, se esiste il Partito democratico si deve alle intuizioni e alle forzature di questo scienziato pazzo.
Che ha dimostrato più di una volta di conoscere l’elettorato di centrosinistra meglio lui, con tutte le sue astrattezze e astruserie politologiche, di un consumato professionista della politica.
Il secondo dettaglio è la reazione del gruppo dirigente: silenzio assoluto. Non una parola da Bersani o da Franceschini, non parliamo di D’Alema, e neppure di Enrico Letta, perfino Rosy Bindi tace. Eppure l’avviso che il progetto è fallito non è firmato da un Calearo qualsiasi ma questa volta arriva da un pezzo di storia del partito. Letto insieme all’editoriale di Eugenio Scalfari di questa mattina su “Repubblica”, che racconta come la fallita spallata del 14 dicembre a Berlusconi potrebbe avere conseguenze letali sul Pd, l’effetto è disarmante.
Tre anni di tempo si sono persi: intanto il problema di dare una rappresentanza politica all’Italia non ancora berlusconizzata si è aggravato, da Mirafiori a Palermo.
E non basterà l’ennesimo, generoso viaggio in Italia di Bersani per ritrovare il bandolo che secondo gli ulivisti di Parisi si è smarrito.
Il rischio è di avere una nuova situazione di democrazia bloccata, come nel primo cinquantennio di vita repubblicana, con i partiti della maggioranza sempre in maggioranza e la sinistra sempre all’opposizione, minoritaria. Solo che almeno in quella fase si poteva invocare la guerra fredda, la spartizione di Yalta, il fattore K, una vicenda storica globale e tragica.
Mentre l’attuale gruppo dirigente del Pd ce la sta mettendo tutta per dimostrare anche a chi mai e poi mai è stato anti-comunista, a chi il Pci l’ha votato e difeso, che il fattore K era una creatura tutta italiana.
L’immobilismo, la paura della competizione, l’incapacità di giocare per vincere.
Parisi
ulivisti
bersani
bindi
barbi
| inviato da andreaarmaro il 28/12/2010 alle 11:18 | |
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17 ottobre 2010
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1 Ottobre 2010
AFGHANISTAN: PARISI, AUTORIZZARE A BOMBARDARE E' UNA SCELTA STORICA NON UNA SCELTA TECNICAdi Arturo Parisi
"Dice bene La Russa quando chiede che l'autorizzazione ai nostri aerei a bombardare sia affidata al Parlamento. E' infatti evidente che essa apre la prospettiva del mutamento della natura della nostra missione, e questo puo' essere deciso solo dal Parlamento. Il Ministro della Difesa dice altrettanto bene quando ricorda che la possibilita' sulla quale chiede la decisione del Parlamento e' gia' realta' per molti nostri alleati. Questo equivale a riconoscere che quella che con troppa leggerezza noi chiamiamo "missione di pace", invece che "per la pace", e' gia' per i nostri alleati nei fatti o in potenza missione di guerra. Partecipare al pari degli altri a quella che gli altri definiscono guerra equivale a riconoscere di fare o partecipare ad una guerra. Ma la nostra Costituzione, a differenza di quella di molti nostri alleati, non consente la guerra se non entro limiti estremi e precisissimi. E' possibile continuare a partecipare a quella che altri definiscono guerra, alla sola condizione di farlo ma non dirlo? Non e' questa una questione tecnica da lasciare sulle spalle dei militari. E neppure una questione che possa essere presa dal governo di turno con un semplice voto di maggioranza senza che da questo derivino gravi conseguenze. E' per questo motivo che la domanda apparentemente tecnica che il Ministro della Difesa affida al Parlamento necessita di una risposta politica pienamente consapevole del suo rilievo storico. Gli effetti che la risposta del Parlamento puo' produrre sono infatti indipendenti dalla intenzione per la quale il Ministro ha deciso di porre la domanda".
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30 giugno 2010
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PER DELL'UTRI I LIBRI SONO COME PUPAZZI E SERVIZI DA TE'
Nella gaffe pubblicata sotto sta una parte importante dell' uomo Del'Utri. Un finto bibliofilo, anzi un collezionista di oggetti. I libri come pupazzi, ceramiche, servizi da tè. Non c'è differenza per l'uomo che frequentava Stefano Bontade, Vittorio Mangano, Teresi e altri letterati siciliani. I libri contrariamente alle tazze danno un tono, specie a chi viene dai campetti della Bacigalupo, quartiere Arenella, Palermo. Mai i libri hanno un problema, ahimè, vanno letti e compresi. Altrimenti si incorre facilmente in cantonate. Oggi su Dostoevskij ieri su Pasolini l'altro ieri sui diari di Mussolini. Chissà se Dell'Utri avrà modo e tempo di leggerli.
pasolini
dell'utri
bontade
teresi
| inviato da andreaarmaro il 30/6/2010 alle 18:2 | |
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30 giugno 2010
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La gaffe letteraria del "bibliofilo" Dell'Utri
di Jolanda
Bufalini
Ma cosa dice il senatore Dell'Utri confermando davanti ai microfoni
che per lui Vittorio Mangano è un eroe, “il mio eroe” come in
Dostoevskij, “nelle prime pagine dei Fratelli Karamazov”? Un errore da
far aggrinciare ogni poro pilifero, da allappare i denti come quando si
morde un'albicocca acerba.
Dice: “Il mio eroe, come nei Fratelli
Karamazov, se prendete le prime pagine. Andrew....non so come si chiami
in russo...”. Andrew sarebbe Andrej in russo, ma non c'è nessun Andrej
nei Fratelli Karamazov. Aliosha si chiama l'eroe di Dostoevskij, Aleksej
Fiodorovic Karamazov, il più piccolo dei fratelli, il fraticello di cui
Dostoevskij scrive “sono il primo a sapere che si tratta di tutt'altro
che di un grand'uomo”.
Errore incredibile per un bibliofilo. Ama i
libri in che senso? L'edizione rara, la rilegatura, la quarta di
copertina, magari, e le prime righe del testo? Non l'incipit, in questo
caso, che quella a cui ha fatto riferimento è solo una nota, una breve
prefazione dell'autore al lettore. A ben guardare tutto questo un senso
ce l'ha, perché rivela il rapporto del senatore Dell' Utri con la
cultura: un vestito, una maschera, latinorum dell'avvocato
Azzeccagarbugli, sabbia da gettare negli occhi degli ingenui che copre
gli interessi veri della vita: potere e affari.
Eppure, se il
senatore limitrofo a Cosa Nostra avesse avuto il tempo e la pazienza di
andare fino in fondo al romanzo fiume racchiuso, nella edizione
economica Einaudi, in due volumi, avrebbe trovato davvero il “suo eroe”
perché Vittorio Mangano nei Fratelli Karamazov c'è e risponde al nome di
Smerdjakov. Il servo. Ambiguo e fedele al tempo stesso. Vero eroe del
romanzo perché è nel suo specchio che il complesso Ivan vedrà riflessa
la propria abiezione.
Smerdjakov, dal nome parlante, è colui che
fa la chiamata a correo. Ma non davanti alla giustizia, cosa che avrebbe
rappresentato una liberazione catartica per i fratelli. Smerdjakov
parla senza testimoni, solo davanti a quello che considera il suo
cattivo maestro. Non gli interessa la giustizia davanti al mondo ma il
ricatto e la vendetta. Valori omertosi che condivide con Vittorio
Mangano. Ma lui è un eroe di carta e quello di cui stiamo parlando è
letteratura...
29 giugno 2010
Dell'Utri
Karamozov
Mangano
Aliosha
| inviato da andreaarmaro il 30/6/2010 alle 0:32 | |
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24 giugno 2010
pensieri veloci
D'ALEMA PRESIDENTE DELLA FEPS ULTERIORE PASSO INDIETRO DEL PD
Via libera a D'Alema presidente delle Fondazioni progressiste UE. "Martine Aubry, leader del Psf, ha incontrato ieri Massimo D'Alema a rue Solferino, storica sede dei socialisti, anche per rendere pubblico il pieno sostegno. A meno di sorprese il prossimo 30 giugno D'Alema sara' eletto presidente della Feps, network delle Fondazioni politico-culturali legati alle forze progressiste europee. L'ipotesi era stata avanzata qualche mese fa al congresso del Pse da Martin Schulz, tedesco, presidente del gruppo dei socialisti e democratici a Strasburgo (principale finanziatore della Feps). Ma non sarebbe piu' semplice che ci chiamassimo finalmente socialisti? O vogliamo continuare a prenderci in giro? Come definiremmo un partito i cui parlamentari seggono nel parlamento europeo tutti nel gruppo socialista (ancorche' in onore dei 5 parlamentari italiani denominato anche democratico), aderiscono in maggioranza al partito socialista europeo, che candida una persona come D'Alema che e' non solo socialista, ma vicepresidente dell'Internazionale socialista, alla guida di un centro studi che ancorche' denominato progressista riunisce tutti i partiti socialisti con l'obiettivo di promuovere una "agenda socialista" e coordina le fondazioni della sinistra europea e vede per l'Italia tra i soci-fondatori "Italianieuropei", l'Istituto Gramsci e la Fondazione socialismo, e, tra i partiti associati, vede "ancora inclusi i Ds, anche se Piero Fassino che li rappresenta ha portato le ragioni e il punto di vista del Pd". Effettivamente in un partito come questo chiamarsi "compagni e compagne" puo' essere considerato un dettaglio.
D'ALEMA
FEPS
FASSINO
SCHULTZ
| inviato da andreaarmaro il 24/6/2010 alle 17:32 | |
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22 giugno 2010
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PER NON DIMENTICARE: DELITTO MATTARELLA, ANDREOTTI SAPEVA, ERA CONSAPEVOLE
La sentenza d'appello del processo a Giulio Andreotti inquadra il delitto di Piersanti Matteralla in un contesto temporale in cui: " il sen. Andreotti ha avuto piena consapevolezza che i suoi sodali siciliani intrattevano amichevoli rapporti con alcuni boss mafiosi; ha, quindi, a sua volta, coltivato amichevoli relazioni con gli stessi boss; ha palesato agli stessi una disponibilità non meramente fittizia, ancorchè non necessariamente seguita da concreti, consistenti interventi agevolativi. Ha loro chiesto favori, li ha incontrati, ha interagito con essi, ha loro indicato il comportamento da tenere in relazione alla delicatissima questione Mattarella, sia pure senza riuscire in definitiva a ottenere che le stesse indicazioni venissero seguite; a indotto i medesimi a fidarsi di lui e a parlargli anche di fatti gravissimi (come l'assassinio del presidente Mattarella) nella sicura consapevolezza di non correre il rischio di essere denunciati; ha omesso di denunciare le loro responsabilità, in particolare in relazione all'omicidio del presidente Mattarella, malgado potesse, al riguardo, offrire utilissimi elementi di conoscenza".
Andreotti
Mattarella
boss
| inviato da andreaarmaro il 22/6/2010 alle 9:58 | |
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14 giugno 2010
pensieri veloci
RAI: PAPINI, VECCHIA LA PROPOSTA DI BERSANI. MEGLIO SCORPORARE
Caro Direttore De Bortoli,
oggi, in una lettera al suo giornale, il segretario del Partito Democratico,
onorevole Bersani, dopo avere passato in rassegna i tanti mali che
affliggono la Rai (e aggiungerei il pluralismo della informazione)
propone, "in attesa di una riforma piu' articolata e importante", un
amministratore delegato con pieni poteri e un nuovo consiglio di
ammminiatrazione alla cui nomina continuerebbe a concorrere, in parte,
persino la Vigilanza parlamentare.
Bersani rivendica di volere una Rai che non dipenda piu' dalle
segreterie dei partiti e intende ridare credibilita' al servizio
pubblico.
Cio' che Bersani dovrebbe piu' attentamente considerare e' che larga
parte dei problemi discendono dalla perversa commistione, in Rai, delle
risorse finanziarie derivanti dal canone
pubblico con quelle ricavate dal mercato privato della pubblicita'.
Le trasmissioni del servizio pubblico Rai sono infatti indistinguibili
da quelle delle emittenti private perche' devono anch'esse inseguire la
raccolta pubblicitaria e, al tempo stesso, la Rai e' costretta a
competere con forti limitazioni rispetto alle tv commerciali perche' ha
il privilegio di ricevere il canone pubblico.
Risultato: servizio pubblico degradato e minore concorrenza televisiva
nel paese. Il tutto per massimizzare, con questa commistione di fonti di
finanziamento, l'ambito di influenza dei partiti.
Per questo sono convinto che l'unica proposta da fare sia quella che va
alla radice del problema ed e' la proposta di riforma che il Presidente
Romano Prodi illustro', sulle stesse colonne del Corriere della Sera nel dicembre del 2004, in sintonia con gli
orientamenti dell' Antitrust.
La proposta e' "la divisione della Rai in due, con una societa' dedicata
al servizio pubblico e finanziata esclusivamente dal canone e una
seconda finanziata con la pubblicita' e impegnata nel servizio
commerciale".
"Va da se' che la prima societa' dovrebbe restare di proprieta'
pubblica, mentre la seconda potrebbe e dovrebbe essere messa in vendita
ed offerta ad investitori e risparmiatori privati."
In tal modo finalmente il servizio pubblico avrebbe l'opportunita' di
migliorarsi ,in trasparente rapporto con le risorse pubbliche che
riceve, e una reale concorrenza televisiva contribuirebbe ad un maggior
pluralismo delle fonti informative.
Volendo concludere con una battuta si potrebbe dire che cio' che conta
non e' sapere di ogni trasmissione televisiva quanto prende il
conduttore, ma con che soldi, pubblici o privati, e' stata pagata. (A P)
prodi
bersani
rai
papini
| inviato da andreaarmaro il 14/6/2010 alle 15:18 | |
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25 maggio 2010
pensieri veloci
CRISI: PREOCCUPA IL PUNTO DI VISTA DEL PD
Trovo ridicolo e preoccupante che, di fronte ad una crisi così drammatica, la prima preoccupazione del Pd sia, come ripetono Bersani, Letta ed altri, che Berlusconi ci debba mettere la faccia. Ripetere quasi con ossessione questo mantra esprime una totale incapacità di comprendere e rappresentare il punto di vista dei cittadini a cui la cosa non interessa affatto.
Bersani
Letta
Pd
| inviato da andreaarmaro il 25/5/2010 alle 9:43 | |
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23 maggio 2010
pensieri veloci
I GIOVANI
FALLOFORI DEL PD
Il
sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, parlando all’assemblea
nazionale del Pd ha affermato: " I nostri giovani dirigenti sembrano fallofori in processione ". Sentito al telefono
De Luca ha spiegato: “Non l’avevo preparata. Ho visto di fronte a me il
giovane
Orfini (seguace di D’Alema ndr) è m’è venuta d’istinto. Un partito con
giovani
cosi vecchi non ha futuro”. L'espresso on line le scorse settimane aveva
indetto un sondaggio indicando i giovani del Pd da votare. Mario
Adinolfi, altro ex giovane/vecchio, ha scoperto (vedi Europa e
Corriere della Sera) che questi giovani
fallofori Matteo Orfini, Debora Serracchiani,
Pippo Civati ed altri indicati come giovani
emergenti del Pd, in realtà si erano autovotati. I voti presi infatti
erano partiti dai loro computer
facilmente identificati dall’Ip di provenienza. Provate ad immaginarli - questi
quarantenni chiamati un domani, forse, a prendere il posto di Bersani, D'Alema, Veltroni, Franceschini, insomma dei loro referenti - davanti al
computer col mouse a cliccare i loro nomi 3/4 mila volte. E poi dicono
largo ai giovani. Ma per carità…
de luca
pd
orfini
civati
serracchiani
| inviato da andreaarmaro il 23/5/2010 alle 17:55 | |
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15 maggio 2010
pensieri veloci
QUERELA E RICHIESTA DI INTERVENTO DELL'ORDINE PER UN FOGLIO LOCALE Un foglio locale, che non merita nemmeno di essere citato, oggi pubblica due articoli comparsi su questo blog alcuni mesi fa. Lo fa senza chiedermi l'autorizzazione come prevede la norma e lo stile e, soprattutto, lo fa per fini evidentemente strumentali e poco nobili che poco hanno a che fare con lo spirito dei due pezzi pubblicati.Non contenti dell'abuso gli articoli sono preceduti da una serie di ipotesi, congetture fantasiose, contraddittorie e palesemente riconducibili ad una azione molto discutibile. Non potendo accettare in nessun modo di essere strumentalizzato ho già dato mandato ai miei legali di accertare se esistono estremi per una querela. Lunedì inoltre invierò all'Ordine dei Giornalisti tutto il materiale chiedendo di esaminare la correttezza di tale comportamento professionale.
P.S. Sono stato portavoce del ministero della difesa, non addetto stampa. E ho ricoperto tanti altri incarichi. Non sono addetto stampa dell'eni. E' vero come scrivo che Confindustria non l'ha presa bene ma è altrettanto vero che non ho subito nessun attacco. Non è nello stile della casa. Posso dunque assicurare di avere vissuto se non felicemente certamente serenamente quei giorni, ormai lontani.
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15 maggio 2010
pensieri veloci
SICILIA: SOLIDARIETA' DELLA SEGRETARIA A LOMBARDO. QUASI UN HARAKIRI
Se il Presidente Lombardo è costretto a farsi esprimere solidarietà pubblica dalla sua storica e mitica segretaria vuol dire che siamo proprio al capolinea. Un gesto estremo d'amore quello della Bonanno. Quasi un harakiri.
sicilia
bonanno
lombardo
| inviato da andreaarmaro il 15/5/2010 alle 8:23 | |
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14 maggio 2010
pensieri veloci
RIDUZIONE DEL 5%. PROPOSTA CALDEROLI CONDIVISIBILE MA SIMBOLICA
Il ministro Calderoli per una volta ha detto una cosa condivisibile. C'è una crisi internazionale, occorrerà fare sacrifici. I politici diano l'esempio. Ha così proposto di ridurre del 5% lo stipendio dei parlamentari. E' una misura condivisibile ma simbolica; essa infatti equivale ad una riduzione di poche centinaia di euro. Il ministro lghista sarebbe stato più credibile se avesse proposto e portato avanti anche l'abolizione dei benefit dei parlamentari (questi si scandalosi) e quella delle province come da programma elettorale di questa maggioranza.
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29 aprile 2010
pensieri veloci
I GIOVANI FALLOFORI DEL PD Il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca parlando all’assemblea
nazionale del pd ha definito i giovani del partito un gruppo di fallofori.
Sentito al telefono
De Luca ha spiegato: “Non l’avevo preparata. Ho visto di fronte a me il giovane
Orfini (seguace di D’Alema ndr) è m’è venuta d’istinto. Un partito con giovani
cosi vecchi non ha futuro”.
Mario Adinolfi nei giorni scorsi ha scoperto questi giovani
fallofori Orfini, Serracchiani, Civati ed altri indicati in un sondaggio de l’espresso
come giovani emergenti del Pd che in realtà si sono autovotati.
I voti presi erano partiti dai loro computer di appartenenza
facilmente identificati dall’Ip.
E poi dicono largo ai giovani. Ma per carità…
| inviato da andreaarmaro il 29/4/2010 alle 17:38 | |
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